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Roma – Vino, formaggi, ortofrutta è record Made in Italy all’estero in attesa del novel food

gennaio 5th, 2018 | by redazione
Roma – Vino, formaggi, ortofrutta è record Made in Italy all’estero in attesa del novel food
Eco News
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Roma – Vino, formaggi, salumi e ortofrutta: è record storico per il Made in Italy agroalimentare all’estero con le esportazioni che superano per la prima volta i 40 miliardi di euro nel 2017 per effetto di una crescita del 6%. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base dell’analisi presentata all’Assemblea nazionale di fine anno per fare il bilancio del settore agroalimentare italiano. Un dato estremamente interessante che fa da apripista al 2018,  anno internazionale del cibo italiano nel mondo. Quasi i due terzi delle esportazioni  interessano i Paesi dell’Unione Europea, dove il cibo Made in Italy è ceresciuto del 5%, ma a fare la parte del leone sono gli Stati Uniti che rappresentano  di gran lunga il principale mercato dell’italian food fuori dai confini dall’Unione e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna.

Dando uno sguardo ai dati del 2017, se in Germania le esportazioni alimentari sono rimaste praticamente stabili (+1%) in Francia si è verificato un balzo del 7% mentre in Gran Bretagna si è registrato un +2% e negli Stati Uniti la crescita è del 6%. Un vero boom del 17% si registra in Cina dove ci sono ancora grandi opportunità di crescita per il Made in Italy a tavola, così come in Giappone (+39%) e in Russia con +31% dove però le esportazioni restano fortemente limitate dall’embargo che ha colpito ad una lista di prodotti, frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da tutta l’Unione Europea.

A spingere la crescita sono i prodotti base della dieta mediterranea a partire dal vino che è il prodotto italiano piu’ esportato e fa segnare un aumento del 7%, seguito dall’ortofrutta che registra un incremento del 2% ma ottime performance vedono protagonisti i formaggi con un incremento del 9% in valore, grazie anche all’entrata in vigore dell’obbligo dell’etichettatura d’origine, e i salumi (+8%).Arretra, invece, la pasta tricolore (-3%) che attende ora l’entrata in vigore dell’obbligo di indicazione dell’origine del grano per ritrovare la fiducia di un mercato che anche a livello europeo è sempre più attento al tema della trasparenza. Analizzando le performance dei prodotti nei singoli Stati si scoprono aspetti sorprendenti come il  successo del vino italiano a casa del principale competitor, la Francia, Dove gli acquisti sono cresciuti del 7%. Ma va sottolineato che nel Paese transalpino, patria dello Champagne, lo spumante italiano fa addirittura segnare un incremento ancora più netto, pari al +18%. Oltre al vino, i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, le cui vendite sono cresciute del 14%, ma i latticini nostrani vanno forte anche in Cina (+38%). Nel gigante asiatico, che alcuni vorrebbero come inventore degli spaghetti, trionfa anche la pasta che registra un +14%. Ottimi risultati anche dalla birra che conferma la crescita nei pub della Gran Bretagna (+3%) e dai salumi che spopolano in terre di salsicce come la Germania (+10%).

“L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare con una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale” commenta il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

 In Italia vince la linea salutista con un incremento nei consumi di prodotti ittici, pesce, frutta e verdura. “Acquistare prodotti a chilometri zero è un segnale di attenzione al proprio territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale”, aggiunge il presidente  Moncalvo nel sottolineare che “si tratta di una responsabilità sociale che si è diffusa tra i cittadini nel tempo della crisi con la crescita dei mercati contadini che in Italia che sono diventati non solo luogo di consumo, ma anche momenti di educazione, socializzazione, cultura e solidarietà”.

Il 2018 sarà però anche l’anno della nuova frontiera alimentare con l’arrivo sulle tavole europee di larve e insetti. Dal primo gennaio, infatti, è  in vigore il nuovo regolamento europeo sui “novel food” che permetterà di servire gli insetti a tavola. Quindi di fatto si possono vendere e comprare grilli e millepiedi cinesi, tarantole arrostite del Laos, vermi giganti della farina dalla Tailandia, bachi da seta all’americana, farfalle delle palme dalla Guyana francese fritte e condite, le cimici d’acqua della Thailandia, fino agli “aperinsetti” come vermi della farina aromatizzati alla paprica, al curry e al sale marino da mangiare con un sorso di vodka ai bachi da seta. E per chi vuole infrangere ogni barriera del gusto ci sono gli scorpioni dorati dalla Cina e neri dalla Thailandia, gli spiedini di scarabei e una vasta la scelta di grilli tutti made in Asia. Una novità che sembra non piacere molto agli italiani, che secondo un’indagine di Coldiretti li considerano estranei alla cultura alimentare nazionale per il 54%. Pochissimi i favorevoli alla possibilità di mangiare insetti interi, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo) che ha effettuato dei test di degustazione coinvolgendo dei volontari. Più apertura degli italiani si è, invece, riscontrata  al consumo di prodotti che contengono insetti nel preparato, come ad esempio farina di grilli o pasta con farina di larve.

 FEDERICA BOSCO 

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