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Roma – Numero unico emergenza 112 modello da rivedere? Politica, sindacati e operatori a confronto.

giugno 5th, 2018 | by redazione
Roma – Numero unico emergenza 112 modello da rivedere? Politica, sindacati e operatori a confronto.
Bar Italia
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ROMA – Il numero unico di soccorso 112 sembra non funzionare. A dichiararlo operatori sanitari, forze dell’ordine, politici e addetti ai lavori che si incontreranno venerdì 8 giugno presso la Biblioteca del Senato piazza della Minerva 38 a Roma per discutere del problema e trovare soluzioni percorribili per migliorare la situazione.

“Il modello laico del call center unico adottato con il 112 non funziona – commenta a margine Walter Zalukar presidente dell’associazione Costituzione 32 già responsabile del sistema 118 Trieste e direttore del Pronto soccorso e della terapia d’urgenza dell’azienda ospedaliera di Trieste – essenzialmente per due motivi: innanzitutto ci sono due passaggi perché una volta che viene fatta la chiamata deve essere smistata da un call center al professionista di riferimento che sia un medico, la guardia di finanza o una forza dell’ordine ciò comporta una perdita di tempo preziosa, se non letale; in seconda battuta l’impiego in un call center di un cosiddetto laico, ovvero privo di conoscenza, fa sì che si moltiplichino le possibilità di errori per i tipi di emergenze e anche banalmente del territorio per la geo localizzazione dell’evento che richiede l’intervento del professionista. Ne consegue che in più di una circostanza a rimetterci la vita è stata la vittima dell’incidente. Due i casi che porteremo a Roma venerdì prossimo: la famiglia di un uomo deceduto per arresto cardiaco un anno fa a Trieste, in pieno centro, a causa del ritardo dei soccorsi che per la doppia chiamata, (laico e professionista) sono arrivati in 20 minuti, il che ha portato l’uomo alla morte. Solo un mese prima, nella stessa zona, una donna che aveva partorito da pochi giorni, era stata vittima di un infarto, ma in quella circostanza, in quattro minuti, con il 118 era arrivata l’ambulanza e i soccorsi avevano agito tempestivamente salvando la vita alla donna. Il secondo caso è quello della dottoressa bergamasca che nel tentativo di aiutare un uomo ferito è stata colpita a morte per aver scelto di intervenire in una rissa senza avere istruzioni adeguate”.

La scelta di introdurre il 112 come numero unico di pronto intervento, dunque, in Italia sembra non rispondere alle esigenze della cittadinanza, cosa che invece non accade in Francia, Germania e resto dell’Europa “Non possiamo equiparare un sistema italiano che si basa appunto sulla doppia chiamata al modello europeo che ha di fatto introdotto il 112, ma a fianco degli altri numeri di emergenza, come una sorta di puntello in caso di eccessivo traffico – riprende Zalukar – se così fosse sarebbe una soluzione percorribile e utile anche in Italia, ma finché si pensa invece di sostituire, come è stato fatto in questi mesi, il 118, 113 e 115 con il 112 il rischio di essere in ritardo nei soccorsi sarà evidente”.

Gli errori e l’allungamento dei tempi di risposta possono quindi risultare critici in caso di arresto cardiaco, di gravi ferite, di incendi e di aggressioni, tutte situazione dove anche pochi minuti possono essere determinanti per l’esito del soccorso. Il convegno si pone proprio di evidenziare e analizzare le criticità rilevate nelle varie realtà regionali dove è stato adottato il modello 112 e di mettere a confronto professionisti per proporre diverse modalità organizzative coerenti con la normativa europea. “Vogliamo sentire gli operatori per trovare delle soluzioni che permettano di superare le criticità  – aggiunge la senatrice  di Forza Italia Laura Stabile che, con la deputata Renata Polverini e con la senatrice Anna Maria Bernini presidente del Senato, sarà la voce della politica al convegno  – l’idea più fattibile è di adeguare il sistema Italia al resto d’Europa, utilizzando il numero 112 non in sostituzione, ma in completamente delle forze di pronte intervento siano essere medici, guardia di finanza, carabinieri, poliziotti o vigili del fuoco. La presenza dei sindacati autonomi con i loro rappresentanti  così come di quasi tutte le Regioni dove il 112 è stato introdotto in via sperimentale, permetterà di mettere a confronto idee e opinioni di tutti i  soggetti coinvolti”.

FEDERICA BOSCO

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