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Piacenza – La scienza in campo per la nuova sfida dei fanghi nell’agricoltura 4.0

maggio 14th, 2018 | by redazione
Piacenza – La scienza in campo per la nuova sfida dei fanghi nell’agricoltura 4.0
Italynchiesta
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Piacenza  – Oltre un milione di tonnellate di fanghi impiegati in agricoltura ogni anno, il 25 percento cento della produzione nazionale fatta confluire in Lombardia, con un picco in provincia di Pavia e Lodi. Il 52% dei fanghi proveniente da depuratori che trattano scarichi civili, il 31% da impianti di depurazione di acque reflue industriali ed il 17% derivante da aziende agroalimentari.

Numeri importanti che alimentano il dibattito sull’impiego dei fanghi in agricoltura ed hanno spinto 65 comuni (40 del Pavese e 25 del lodigiano) a fare ricorso al Tar di cui attendono la sentenza a giorni. “Il tema dell’economia circolare è molto invitante – commenta Alessandro Zocca sindaco di San Martino Siccomario (Pv) comune capofila nel ricorso – purtroppo qui da noi è degenerato per mancanza di controlli e per mancanza di norme legislative che hanno lasciato spazio alla possibilità di immettere sostanze più inquinanti del dovuto. Si è creata quindi una situazione che di fatto ha generato una fortissima preoccupazione nei cittadini e a livello normativo non abbiamo visto nessuna azione significativa per andare a risolvere la questione, anzi dopo la sentenza della cassazione che aveva imposto di riprendere quei concetti ambientali di base dei terreni, Regione Lombardia ha di fatto messo dei limiti che permettono lo spandimento diverse tipologie di fango provenienti da ogni parte d’Italia. Non è ammissibile che oggi il territorio compreso tra il pavese e il lodigiano sia la pattumiera d’Italia. Purtroppo la Lombardia non ha messo dei paletti come ha fatto l’Emilia-Romagna sulle sostanze ammissibili nei fanghi e dunque la maggior parte dei fanghi industriali arrivano da noi. Il nostro compito è dunque di monitorare e di chiedere regolamenti certi per disciplinare il settore. Azione quindi doverosa da parte dei sindaci, e non è un caso che abbia ottenuto il riscontro di un gran numero di comuni che hanno agito senza nessuna forma di convenzione o di appartenenza politica. Leazioni dei comuni continueranno finché questa pratica, che ha anche degli aspetti positivi tra l’altro, non verrà sistemata”. La Provincia di Pavia nella voce del suo Presidente Vittorio Poma cerca un dialogo tra le parti e invita tutti gli attori in campo a fare una riflessione “La normativa comunitaria non ha fissato limiti, Regione Lombardia ha posto un limite (10 mila milligrammi per chilo), alla luce di ricerche e di analisi effettuate recentemente in ambito scientifico, si ritiene che il limite possa essere ulteriormente abbassato, io sono dell’avviso che l’ambiente universitario, la scienza e gli esperti possano aiutarci ad individuare i limiti accettabili e tollerabili per la salute dell’uomo”.

Dall’altra parte della barricata i produttori di bio solidi non ci stanno ad essere demonizzati, pertantolavorano alacremente per elaborare tecniche ed affinare processi che mirano a diventare un modello virtuoso di economia circolare da diffondere. “Stiamo operando una vera e propria rivoluzione nel settore –spiega Elisa Camussa del gruppo Visconti che controlla le società Evergreen, Agromatrici ed il laboratorio Arcadia Abbiano raccolto migliaia di dati derivanti da analisi effettuate che oggi ci permette di costruire una vera e propria carta di identità sia dei terreni che dei fanghi”. Un database che confluirà su una piattaforma integrata “Stiamo ultimando il progetto – aggiunge Elisa Casaletta di Agromatrici – che permetterà di effettuare controlli più puntuali e misurazioni dei nutrienti secondo i principi dell’Agricoltura di precisione attraverso mappe digitali e spandimento mirato ottenuto attraverso i mezzi a rateo variabile, ovvero distribuendo i fertilizzanti sui terreni secondo le reali esigenze”.

Sullo sfondo dunque di una provincia a vocazione agricola si gioca la partita del futuro con in campo nuove tecniche, big data e agricoltura di precisione. Per risolvere la querelle tra comuni, produttori, associazioni e cittadini si è messo in gioco anche il mondo accademico. In particolare l’Università Cattolica con il professor Marco Trevisan, Preside Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Coordinatore Scuola di Dottorato Agrisystem ed autore dello studio scientifico sul terreno per un corretto impiego dei fanghi in agricolturache verrà presentato martedì 15 maggio durante il convegno “NUOVI PROTOCOLLI PER UN’AGRICOLTURA 4.0. I fanghi di depurazione nell’era dell’economia circolareche si terrà alle 9,30 presso la sede dell’Università Cattolica in via Emilia Parmense 84, a Piacenza. Il convegno sarà l’occasione per presentare un nuovo approccio sviluppato dal nostro Dipartimento per la distribuzione in agricoltura di gessi di defecazione ottenuti per trattamenti di fanghi di depurazione urbana. L’approccio prevede una preventiva analisi dei terreni oggetto della successiva distribuzione in modo da intervenire solo ed esclusivamente su quei terreni che fossero nella necessità di un trattamento ammendante per l’aumento del contenuto di sostanza organica o di azoto. Lo studio, condotto su 52 aziende e 324 campi, ha mostrato come l’area della bassa Lomellina presenti terreni a basso contenuto di sostanza organica e a reazione sub-acida. Per questi terreni quindi la distribuzione di opportune quantità di gesso è sicuramente positivo per il mantenimento della fertilità. In generale, il progetto si propone di far cambiare idea sulla distribuzione di questi ammendanti che spesso è vista con sospetto dalla popolazione, per  comportamenti scorretti tenuti da alcuni operatori nel passato, ma che è di fondamentale importanza se si vuole evitare la perdita di fertilità dei nostri terreni, che con i cambiamenti climatici in atto rischiano di desertificarsi”.

FEDERICA BOSCO  

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