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Pavia – Gabriele, 8 anni affetto da ADHD, allontanato dalla squadra di calcio. Il padre organizza due incontri per spiegare la malattia

novembre 20th, 2017 | by redazione
Pavia – Gabriele, 8 anni affetto da ADHD, allontanato dalla squadra di calcio.  Il padre organizza due incontri per spiegare la  malattia
Bar Sport
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Gabriele 8 anni affetto da ADHD E DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO iscritto all’ANMIC (Associazione Nazionale mutilati, invalidi civili) non può far parte di una squadra di calcio di coetanei perché troppo vivace e poco inclina al rispetto delle regole. Siamo a Cava Manara, in un piccola cittadina di periferia dove il bar dello sport è ancora il luogo di ritrovo della domenica e il campo da calcio la palestra di vita di tanti bambini  e ragazzi. Non per Gabriele, però, perché è stato deciso che lui non può e non deve giocare a calcio nella squadra dei “piccoli amici” locale. Una decisione  che ha spinto Marco, il padre di Gabriele, a rivolgersi alla federazione italiana gioco calcio, al Coni e all’assessore allo sport di Regione Lombardia, per cercare una soluzione ad un problema che potrebbe sembrare banale per qualunque famiglia con un bambino vivace, ma non per Gabriele che nella sua disabilità ha diritto comunque di vivere un contesto analogo a quello di tanti coetanei. Marco, il papà di Gabriele, ha tentato di non infrangere il sogno del suo bambino che come tanti coetanei sogna di diventare un campione di calcio, ma ancora una volta si è visto chiudere la porta in faccia. “Probabilmente per lui questo rimarrà un sogno, ma è giusto che oggi possa vivere appeno la sua passione – racconta Marco visibilmente turbato dall’ennesimo caso di discriminazione accaduta in una realtà provinciale – purtroppo non siamo nuovi a queste tipologie di trattamenti, è difficile mandarlo a scuola, a fare sport, a stare in un contesto sociale di coetanei – racconta il papà di Gabriele – eppure ne ha bisogno, perché in fondo Gabri è un bambino come tanti, solo più vivace e con una grande energia da incanalare nel modo giusto in attività che lo appassionino, evitando con lui il contrasto”. Detto così sembra un problema di facile soluzione, eppure da una settimana ne è nato un caso. A prendere a cuore il problema è il presidente del Coni provinciale, Luciano Cremonesi che con Roberto Del Bo delegato della sezione provinciale della Federazione Italiana Gioco Calcio, hanno fatto uno screening delle società della provincia per trovare il contesto ideale per un bambino con quel tipo di disabilità. “Ci vuole personale preparato per insegnare attività sportive e  per gestire bambini con problematiche di questo tipo – racconta Marco – infatti al momento dell’iscrizione del bambino al corso di calcio nella società locale, ho fatto presente la problematica della disabilità al responsabile della società giovanile che mi ha dato tutte le garanzie del caso, eppure a distanza di qualche settimana il bambino durante gli allenamenti ha iniziato ad essere ignorato e mai integrato con la squadra e dopo qualche tempo mi sono visto restituire la quota di iscrizione e sono stato invitato a non portare più Gabriele agli allenamenti e alle partite”. Un dramma per un qualunque bambino, figurarsi per Gabriele che vive le emozioni all’ennesima potenza. Marco non si è arreso, dopo aver contattato i vertici della federazione italiana gioco calcio provinciale, ha scritto all’assessore allo sport di Regione Lombardia e al Presidente del Coni provinciale. “Coni e Federazione italiana gioco calcio hanno provato a risolvere il problema – racconta Marco – mi hanno proposto una squadra a mezz’ora di distanza da casa perché idonea ad accogliere un bambino con quel tipo di problematica, non è facile scegliere cosa fare. Da un lato sarebbe la soluzione per Gabri, dall’altra orari e distanze sembrano essere proibitivi per la nostra famiglia già in difficoltà, credo che dovrò rinunciare a questa opportunità e sperare in una soluzione più a ridosso della nostra abitazione. E pensare che per due anni Gabriele ha giocato a basket in una società del territorio in un ambiente ideale, con grande soddisfazione rispettava le regole ed i compagni, eppure quest’anno ha deciso che vuole fare calcio ed io non posso impedirgli di sognare perché la squadra locale non vuole assumersi l’onere di gestire un bambino diversamente abile. Sono davvero deluso da questa vicenda anche perché ogni giorno scopro sempre di più che il suo non è un caso isolato, anzi sono diversi i bambini con queste problematiche e tante famiglie sono toccate dal problema”. Per far sentire meno soli i genitori e le famiglie dei bambini affetti da ADHD, disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, sono stati  organizzati in collaborazione con il comune di San Martino Siccomario una serie di incontri fissati  per i giorni 24 novembre e 1 dicembre. per dare voce a  persone competenti in grado di rispondere alle domande di pediatri e di docenti scolastici nella prima giornata, alle famiglie e alla cittadinanza in genere nella seconda giornata. “Mi piacerebbe che venisse trattato anche il problema in ambito sportivo – conclude Marco – perché i bambini affetti da ADHD hanno diritto di  fare sport al pari dei loro coetanei in un ambiente preparato e capace di accoglierli nel migliore dei modi. Mi auguro che altre famiglie possano trovare nella mia esperienza parole di conforto e di sostegno per una problematica che spesso getta nella solitudine e nello sconforto le famiglie, costrette ad isolarsi per non affrontare il problema in un contesto sociale che non è preparato adeguatamente”.

FEDERICA BOSCO

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