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Palermo – Beni culturali volano del turismo sostenibile? Da una tavola rotonda i fattori su cui puntare: consapevolezza,sinergia e rete.

novembre 25th, 2017 | by redazione
Palermo – Beni culturali volano del turismo sostenibile? Da una tavola rotonda i fattori su cui puntare: consapevolezza,sinergia e rete.
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PALERMO – Diritto e cultura, due mondi apparentemente lontani, ieri si sono incontrati in un convegno organizzato dall‘associazione Rizometa che ha saputo mettere in uno stesso tavolo esponenti del mondo del diritto e della cultura per parlare e dialogare sul passato, il presente e il futuro dei beni culturali come possibile volano di un turismo sostenibile. La piena consapevolezza della proprio ricchezza, un lavoro in sinergia tra diversi attori e una restauro non fine a stesso, ma in un contesto più allargato, sono gli obiettivi a cui devono puntare i  territori italiani per trasformare un bene culturale in un vero e proprio volano dell’economia. A questa conclusione sono giunti gli attori della tavola rotonda che si è tenuta alla biblioteca comunale di Palermo, prossima città della cultura 2018. “È tempo di cambiare passo – il commento di Alessandro Galimberti, giornalista del sole 24 ore, nella veste oggi di moderatore di una tavola rotonda ricca di professionalità di ambiti giuridici e culturali.  – mettere insieme e far incontrare due mondi apparentemente agli antipodi è stata una bella scommessa che lo studio Lenoci e l’associazione Rizometa hanno vinto con una serie di eventi che hanno toccato varie parti del nostro Paese e che hanno scelto per la tappa conclusiva Palermo, una scelta non casuale dal momento che sarà la capitale italiana della cultura 2018 dopo Mantova e Pistoia. prima città del sud in questa veste. Un’occasione unica per rilanciare il turismo con una serie di progetti che possano davvero dare una spinta all’economia del paese”. Sulla stessa lunghezza d’onda Dorina Bianchi sottosegretario del MIBACT in collegamento da Roma che ha aggiunto “E’ importante creare delle sinergie tra territori, imprenditori e istituzioni per dare impulso al turismo attraverso le ricchezze locali. Un percorso in grado di riscattare regioni come la Sicilia dove, oltre a Palermo crocevia di popoli tra occidente ed oriente, porta del Mediterraneo e culla di arte e cultura, ci sono angoli inesplorati, borghi antichi che meritano di essere valorizzati e diventare davvero volano per il turismo sostenibile”. Cristina Lenoci, responsabile di questa contaminazione tra arte e diritto ha spiegato le ragioni di una intuizione che può essere un’apripista per tante altre iniziative ed eventi per il rilancio del turismo “L’ Italia deve acquisire la consapevolezza di essere padrona di un patrimonio culturale immenso, a volte trascurato, trasformatosi in un problema quando oneri e costi di mantenimento sono stati troppo alti, invece è da considerare un chiave di volta per la ripresa economica in che modo? – lancia la sfida l’avvocato Lenoci – Occorre cercare un equilibrio tra valore economico del bene culturale e la cura dello stesso che non può venire meno. Quindi da un lato il bene culturale e dall’altra le aziende che possono mettere a frutto la sinergia creando una ricchezza inestimabile. Se uniamo a queste riflessioni altri temi, come la eco sostenibilità , il turismo non di massa ma attento all’ambiente e alla valorizzazione delle piccole e medie imprese per il recupero delle opere culturali e dei piccoli borghi, sarà possibile rilanciare il turismo in Italia”.  “Fondamentale è la valorizzazione del bene culturale perché costituisce il ponte tra passato e futuro. – Per Claudio Zucchelli presidente del consiglio di giustizia amministrativa della regione Siciliana e presidente Archeoclub  – Tre attività sono necessarie: La tutela del bene, la  fruizione ovvero la capacità di far conoscere il bene affinché acquisisca un valore culturale e di conseguenza la sua valorizzazione”. Un lavoro dunque di sinergia e di collaborazione che secondo Michele Buffa, responsabile del servizio di pianificazione paesaggistica della regione Sicilia “non può però prescindere da alcune scelte di marketing attuate in altri paesi e che ancora mancano in Italia,  come la scelta di aprire i musei gratuitamente ai turisti. Una scelta adottata ad esempio a Londra, dove per attrarre i turisti i musei sono a costo zero, ma al contempo generano indotto per le attività economiche del territorio”. Più ampio il tema secondo Nino Salerno, vicepresidente di Sicindustria che ha evidenziato i dati del patrimonio culturale della Regione Sicilia per sottolineare la necessità di agire su più fronti: “Con 8 siti Unesco, (in Italia complessivamente sono 53 sui 53), abbiamo una macchina da formula uno – ha detto- e non sappiamo farla funzionare come tale. Questo è un limite, non solo riconducibile al costo dei biglietti dei musei, il turismo deve essere un elemento trainante e può diventarlo se accompagnato ad una comunicazione efficace. La via dei tesori ne è la testimonianza – ha ribadito – occorre fare rete”.  “Quando si parla di fruizione a fare la differenza è la globalità, – ha aggiunto Francesco Miceli presidente dell’Ordine degli architetti di Palermo – il contesto e quindi la percezione del bene culturale è un insieme di elementi articolati a cui dobbiamo guardare con attenzione. L’idea di valorizzazione non si deve limitare ai beni culturali, ma anche a tutti i contesti in cui questi monumenti sono inseriti. Credo si debba fare una riflessione seria su questi temi, le categorie considerate in passato non sono più attuali oggi e quindi quando parliamo di contesto si intende il paesaggio complessivo, la rete è un sistema utile da potenziare e sfruttare e su questo può nascere un nuovo modello di fruizione”. Oggi la valorizzazione dei beni culturali quindi non può prescindere da una mirata attività di marketing di cui l’associazione dei borghi più belli d’Italia è un esempio concreto. “Ai borghi italiani non manca il brand – ha fatto sapere Giuseppe Simone, vice presidente dell’associazione – ciò che rischia di far saltare un sistema Italia unico nel suo genere è la mancanza di consapevolezza che purtroppo esiste a livello locale. La gente deve imparare a salvaguardare l’ambiente attraverso la consapevolezza. Siamo un museo a cielo aperto ma per restare tale occorre coinvolgere anche il legislatore locale, perché il rischio che tra 20 anni questi borghi siano inesistenti è elevato. Se si proiettano i dati Istat di oggi a 20 anni, appare evidente che molti saranno disabitati. Quindi occorre invertire questa tendenza rendendo accattivanti e invitanti queste piccole realtà uniche al mondo che abbiamo e che dobbiamo custodire e valorizzare al meglio”. “Se guardiamo i beni culturali come poli al centro di piattaforme possiamo vedere il valore di una ricchezza assoluta – ha concluso l’Ingegnere Paolo Zanenga, presidente di Diotima Society –  il valore del biglietto non conta in un contesto ampio rispetto alla valorizzazione finanziaria di una rete, la cosa che stupisce è che non ci sia questa consapevolezza. Nostro compito è riuscire a stimolare l’opinione pubblica per raggiungere l’obiettivo”.

                                                                                                                                                                                               FEDERICA BOSCO

 

 

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