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Equitalia: c’è chi dice NO. Avvocato Laudando “Così sono riuscito a cancellare 12 milioni di debiti”

novembre 8th, 2017 | by redazione
Equitalia: c’è chi dice NO. Avvocato Laudando “Così sono riuscito a cancellare 12 milioni di debiti”
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Dodici milioni di debiti cancellati in Equitalia, 1000 cause vinte per accompagnamento e invalidità,  150 vinte sul lavoro, retribuzione straordinaria e liquidazioni, 800 mila euro di risarcimento danni da malasanità, 25 milioni da incidenti stradali, 700 casi di malattie professionali riconosciute. Questi i numeri realizzati dall’avvocato Antonio Laudando e dal suo studio nel 2016.  Il trentacinquenne legale di Acerra, da sempre appassionato di diritto, che ha deciso di seguire gli studi di giurisprudenza perché profondamente colpito dall’uccisione di Falcone e Borsellino, ha col tempo maturato la scelta della difesa civile a favore dei più deboli, dei senza tutela e dei consumatori. Una strada che lo ha portato ben presto ad essere uno dei professionisti più preparati del settore a tutela e difesa di tutti coloro che si trovano a fare i conti con le cartelle di Equitalia.

Una battaglia che Laudando sta portando avanti con determinazione per aiutare tutti coloro che finiscono nelle spire del grande mostro “E sono davvero tanti”, commenta l’avvocato Laudando. “Purtroppo la crisi ha fatto dei danni irreparabili ed oggi ancora, nonostante da più parti si dica che è superata, ci sono persone e aziende che devono fare i conti con grossi debiti accumulati negli anni. Se sono privati, si tratta di gente che ha perso il lavoro e non riesce a pagare una infrazione della strada o una utenza, o aziende che non riuscendo a pagare i contributi dei dipendenti, finiscono in breve nel vortice del fallimento.

Da Equitalia a Ente di riscossione, cosa è cambiato per i cittadini?

Assolutamente nulla – si affretta a rispondere l’avvocato – anzi se proprio dobbiamo dirla tutta la situazione è addirittura peggiorata perché l’ente che di fatto ha solo cambiato il nome in realtà oggi è ancora più aggressivo perché essendo una partecipata dell’agenzia delle entrate, può accedere a tutti i conti correnti e a tutti i beni delle persone e delle aziende e in poco tempo pignorare tutti i conti personali e aziendali, oppure pignorare beni mobili come automobili e mettere ipoteche sugli immobili.

Un cappio intorno al collo in pratica…

Con questo passaggio è cambiato il nome, ma è stata una manovra solo politica perché poi è rimasto tutto uguale, anzi i tempi si sono accorciati perché mentre prima Equitalia doveva comunque rivolgersi all’agenzia delle entrate per accedere ai conti correnti e conoscere beni mobili e immobili del contribuente, oggi è sufficiente mettere codice fiscale e generalità per sapere tutti i beni che la persona possiede e quanta liquidità ha sul conto corrente. Quindi è molto più aggressiva di prima.

Cosa possono fare allora i contribuenti che ricevono una cartella dall’Ente di riscossione?

Come legale consiglio di andare presso lo sportello Equitalia senza paura, quindi fare un estratto della situazione debitoria e poi rivolgersi ad un professionista per capire se ci sono gli estremi o meno per poter fare ricorso. Spesso infatti Equitalia non notifica in modo corretto al contribuente il pagamento, oppure non rispetta i termini per la notifica, tanto che molte cartelle arrivano al destinatario già prescritte perché sono decorsi i dieci anni.

La politica della rottamazione delle cartelle ha funzionato?

Si è trattato di un vero e proprio specchietto per le allodole, perché il contribuente pensando di pagare meno con la rottamazione, ha pagato anche cartelle che non doveva pagare: debiti scaduti e cartelle che dovevano essere cancellate perché notificate in modo scorretto. Non solo, la rottamazione è anche poco favorevole al contribuente quando  il debito è molto alto  e l’agenzia delle entrate permette  un rateizzazione al massimo di 5 rate, una ogni 3 mesi, per il contribuente è impossibile far fronte alla rottamazione.

Com’è la situazione oggi in Italia, che percezione ha lei della crisi?

Nonostante da più parti si pensi che la crisi sia  superata, ritengo che ci siano ancora troppe situazioni debitorie difficili da risolvere. In particolare quando ad essere colpita è un’azienda con dei dipendenti e il titolare non riesce a far fronte al pagamento anche solo di 10 euro di contributi all’Inps, di sicuro quella società è destinata al fallimento.

Una visione catastrofica a dir poco…

Purtroppo la burocrazia in Italia non lascia scampo. Infatti nel momento in cui un’azienda non paga anche solo 10 euro all’Inps si trova bloccato il Durc che è un documento fondamentale per ricevere i pagamenti. Per risolvere la situazione deve andare a parlare con due Enti: l’Inps e l’ente per la riscossione (Ex Equitalia) e solo dopo aver risolto con loro potrà avere il Durc positivo ed incassare i pagamenti da ente pubblico o società privata. Una follia, perché non è ammesso neppure il principio della compensazione. Quindi se una persona deve incassare dei soldi dallo stato o da un ente, ma ha il Durc non positivo, non riesce neppure a rientrare in possesso del suo denaro. E’ un cane che si morde la coda. Si dovrebbe essere più permissivi per permettere all’imprenditore di rientrare con il debito compensando con le tasse a credito, ad esempio, invece neppure questo è possibile e dunque la situazione non può che peggiorare

 Un avvocato cosa può fare per aiutare il privato e l’azienda tartassata da Equitalia?

Il legale può inserirsi in quelli che sono i cavilli burocratici, capire dove Equitalia ha sbagliato e se possibile fare ricorso. Quando invece si è difronte a difficoltà enormi, ci si appella alla legge 3/2012 chiamata legge anti suicidi, in tal caso è possibile fare un accesso al tribunale per vedere di ridurre i debiti senza fallire, ma sono condizioni molto restringenti, non tutti possono seguire questa strada.

Ricapitolando, qual è l’iter corretto da seguire per un contribuente?

Dapprima visionare presso gli uffici dell’ente di riscossione la situazione debitoria, rivolgersi ad un professionista del settore, non ad un avvocato qualunque, ma un legale che conosca bene la materia. Occorre guardare i termini di prescrizione, le modalità di notifica infatti spesso vengono commessi errori dall’ente di riscossione che permettono di rendere la cartella illegittima.

La situazione può migliorare in futuro? Non cambierà molto, i cittadini saranno destinati ancora a soffrire, forse anche di più. Pensi che questo governo voleva inserire nella finanziaria la possibilità di vendere i debiti che avevano superato i cinque anni a società di privati per fare cassa e voleva inserire all’interno della norma la possibilità di poter riscuotere questi debiti anche oltre i 10 anni. Quindi con l’intento di ampliare i termini di prescrizione, poi hanno capito che stavano facendo qualcosa di anticostituzionale ed hanno preferito evitare.

FEDERICA BOSCO

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