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Caso Alina, poliziotti assolti. Paoloni (Sap) “Processi veloci per le forze dell’ordine per ridurre i costi e per una piena legittimazione dell’istituzione”.

giugno 5th, 2018 | by redazione
Caso Alina, poliziotti assolti. Paoloni (Sap) “Processi veloci per le forze dell’ordine per ridurre i costi e per una piena legittimazione dell’istituzione”.
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Giustizia è fatta. Gioisce il Sap per l’assoluzione di nove agenti  implicati nel caso Alina Bonar Diaciuk, che nell’aprile del 2012 si è suicidata con un cordino della felpa in una camera di sicurezza del commissariato di Opicina (Ud). Una lunga odissea per 6 agenti e 3 guardie giudiziarie che si è conclusa dopo sei anni, con l’assoluzione dei nove poliziotti, con la formula piena perché ‘il fatto non sussiste’. Eppure per anni la macchina mediatica ha stritolato gli agenti costringendoli ad un passo indietro nella carriera, con una sentenza per la quale il pm aveva chiesto per gli indagati da 1 a 5 anni con tanto di interdizione dai pubblici uffici, dovendo anticipare spese legali e senza poter svolgere la propria professione perché ritenuti responsabili  della morte della donna.

Niente di più lontano dalla realtà. Una lettura dei fatti che avrebbe potuto distruggere gli agenti e le loro famiglie, mentre il giudice Nicoli  ha accolto i ricorsi degli agenti ed ha assolto gli imputati per non aver commesso alcun reato. Da questo processo, per molti aspetti inflazionato, ne è scaturita una forte motivazione da parte del sindacato autonomo di polizia di presentare una proposta di legge per velocizzare le pratiche. 

“Sei anni in cui i colleghi sono stati disumanizzati sotto il macigno della gogna mediatica, con carriere bloccate e spese legali anticipate – commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – bloccare poliziotti per sei anni, è uno spreco assurdo e non fa bene alla sicurezza. – analizza – Gli operatori di Polizia hanno bisogno di processi rapidi gestiti dal procuratore generale. Questa – conclude Paoloni – sarà la nostra proposta, non per essere privilegiati rispetto ai cittadini ma, per ridurre considerevolmente i costi e soprattutto per una piena legittimazione dell’istituzione nel proprio lavoro”. 

FEDERICA BOSCO 

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