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Robbio (Pv) – Francese incontra Vichi patron della Mivar “Grande imprenditore disposto a regalare la sua azienda a chi dà lavoro a 1000 italiani”

maggio 15th, 2017 | by redazione
Robbio (Pv) – Francese incontra Vichi patron della Mivar “Grande imprenditore disposto a regalare la sua azienda a chi dà lavoro a 1000 italiani”
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Robbio (Pv) – “Regalo la mia fabbrica nuova a chi assume 1000 italiani e li fa lavorare qui”. La sfida lanciata da Carlo Vichi patron della Mivar storica fabbrica di televisori che ha chiuso i battenti nel 2013, ha fatto parecchio parlare. Perché in un’Italia piegata dalla crisi, questa bella idea dall’imprenditore lombardo suona come una fiaba d’altri tempi. A raccontarci questa storia è Roberto Francese sindaco di Robbio, amico di Vichi ed amministratore attento alle problematiche della sua gente. Vichi ha deciso di andare controcorrente ed in un momento in cui le aziende chiudono o scelgono di trasferire gli stabilimenti all’estero in paesi dell’est dove il costo della manodopera è più basso e le tasse più abbordabili, ha scelto di premiare chi ha il coraggio di far ripartire in Italia lo storico stabilimento investendo e assumendo 1000 italiani. “Sabato scorso con Stefania Cesa, nostra vicesindaco, sono andato a fare visita agli stabilimenti Mivar per tentare nel nostro piccolo di dare una mano a questo grande imprenditore amico di tanti robbiesi, il più illustre dei quali è il prof. Massara. – racconta Francese – Un’esperienza fantastica per me e Stefania e abbiamo avuto modo di imparare molto da una grande persona” Il racconto di Vichi, che lo scorso 5 febbraio ha compiuto 94 anni, ha inizio dalla fine: lo stop obbligato che risale al 20 dicembre 2013 alle ore 16,55 quando la Mivar ha prodotto il suo ultimo televisore.
“Nessun imprenditore ha raccolto ancora il suo invito a utilizzare gratuitamente la nuova fabbrica per produrre apparecchiature elettroniche – spiega Francese – Un segnale preoccupante che lo stesso patron della Mirav legge come un segno nefasto “Vedrete che faremo la stessa fine anche con il riso e le nostre altre eccellenze” ipotizza Vichi, mentre Francese puntualizza, ” lui aveva previsto tutto negli anni 90, ma non è stato ascoltato dai politici, adesso è giunto il momento di cambiare e di dare ascolto a chi come questo imprenditore lotta per dare lavoro agli italiani!”.
L’industriale della televisione italiana a marchio Mivar, continua a sperare in un futuro occupazionale per il suo stabilimento, le condizioni di un eventuale accordo Vichi le ha già messe nero su bianco: come Mivar concederebbe loro l’uso completamente gratuito di un complesso industriale unico al mondo a due passi da Milano, come pure il supporto necessario a una loro presenza in Italia. “Si potrebbe ipotizzare l’assunzione di mille persone, mentre gli spazi dove insediare la nuova azienda non mancano – sottolinea il primo cittadino di Robbio – . Ci sono due siti produttivi: la sede storica in via Dante ancora oggi attiva per la manutenzione (dove Vichi iniziò a realizzare radio e poi televisori dal 1968 per quasi 40 anni, ndr), e il nuovo stabilimento lungo il Naviglio di Bereguardo, realizzato nel 1990”.
In quest’ultimo stabilimento, progettato dallo stesso Vichi, situato su due piani per oltre 120mila metri quadrati coperti, non si è mai prodotto alcun televisore.- prosegue – L’attività alla Mivar si è difatti interrotta agli inizi degli anni 2000 per l’avvento dei televisori Lcd”. Uno sviluppo tecnologico che costringe Vichi, che iniziò la sua attività subito dopo la fine della seconda guerra mondiale a fare una scelta importante. E così l’uomo che a 22 anni a Milano aveva incominciato a fabbricare piccole radio, centrando un successo dopo l’altro fino ad arrivare ad avere ottanta dipendenti, che diventano 800 alla fine degli anni Sessanta, sposta la produzione nel più capiente stabilimento di Abbiategrasso. Tutto va a gonfie vele fino alla fine degli anni Novanta, quando il settore dell’elettronica viene rivoluzionato dall’avvento dello schermo a cristalli liquidi. I vecchi televisori catodici non hanno più mercato.”Vichi cerca di stare al passo con i tempi, e dal 2005 inizia a produrre tv Lcd con linee esemplari ed efficaci che raggiungono un mercato assai limitato.- racconta ancora Francese –  Ne produce centinaia di migliaia. Poi si deve arrendere: troppe le perdite per continuare a giustificare la produzione.  Nel 2013 sospende definitivamente la produzione e mantiene attiva solo la linea di manutenzione”. Una fine indecorosa che lo stesso Vichi vuole riscattare e così è nata l’idea di regalare l’azienda a chi crede in un rilancio del prodotto su un mercato, come quello italiano pieno di insidie. “Prima di gettare la spugna – conclude Francese – però  si pensa a come riempire lo stabilimento affacciato sul Naviglio, in modo da restituire dignità ad  un marchio prestigioso del panorama italiano ed offrire un lavoro a tanti cittadini italiani che oggi non riescono a trovare una soluzione adeguata”.

                                                                                                                                                                                                                                     FEDERICA BOSCO

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